Non immaginerai mai a che età pensionabile conviene davvero smettere di lavorare

Pensione. E’ un traguardo agognato da anni o uno stravolgimento delle proprie amate abitudini? Alcuni si sentiranno più affini alla prima opzione, altri alla seconda. A prescindere dalle sensazioni che i lavoratori possono provare una volta giunti al momento di lasciare il lavoro e andare in pensione, ci sono delle normative apposite da dover rispettare.

Non è possibile, infatti, in ogni situazione, lavorare fino a che se ne ha forze e voglia; e nemmeno smettere di lavorare in un’età inferiore all’età pensionabile, in assenza di un numero di anni contributivi previsti per legge. Insomma, la pensione è un aspetto ampiamente normato che, quindi, vede il rispetto di alcuni requisiti.

La pensione, in altre parole, non rappresenta soltanto un cambiamento sociale della vita dell’individuo, che smette di essere lavoratore attivo, ma anche dal punto di vista fiscale. Proseguendo con la lettura potrai scoprire di più sugli aspetti più importanti che riguardano l’accesso alla pensione e sull’età pensionabile prevista attualmente dalla normativa.

Cosa è l’età pensionabile?

Quando si parla di età pensionabile, in ambito normativo e non solo, ci si riferisce a quella soglia d’età raggiunta la quale il lavoratore avrebbe diritto ad accedere alla pensione minimi di vecchiaia. L’accesso alla pensione, tuttavia, non è determinato solo da questo aspetto ma vede anche il rispetto di determinati altri requisiti, come gli anni contributivi.

La soglia relativa all’età pensionabile viene stabilita secondo le normative vigenti e modificata, aggiornandola, in maniera regolare, in modo tale da adeguare questo valore ad aspetti sociali ed economici come la speranza media di vita (che sembra essere in aumento rispetto ai decenni passati) e alla situazione economica dello stato.

Una domanda che potrebbe sorgere spontanea quando si parla di età pensionabile è la seguente: “quale è l’obiettivo dell’introduzione di una soglia minima d’età per poter accedere alla pensione?” La risposta risiede nella praticità: il sistema pensionistico, per poter essere funzionale e sostenibile, ha bisogno di un equilibrio tra lavoratori attivi e pensionati, pena il collasso.

L’età pensionabile: quale è?

Adesso che abbiamo fatto una panoramica generale sull’età pensionabile, entriamo nel vivo della questione e scopriamo quale è l’età stabilita per legge per poter raggiungere il traguardo tanto desiderato da molti lavoratori. Ebbene, attualmente, l’età pensionabile prevista per legge sarebbe fissata ai 67 anni d’età anagrafica sia per gli uomini sia per le donne.

A questo dato, per poter accedere alla pensione, dovrebbe essere aggiunto un ulteriore requisito, ovvero il rispetto di un’età contributiva fissata a 20 anni di servizio regolare. La soglia appena citata, sia in termini di età pensionabile che in termini di età contributiva, sarebbe stata stabilita ben 5 anni fa.

Ma non è tutto! Questi valori, che sembrerebbero essere in vigore già da diversi anni, rimarrebbero validi fino alla fine del prossimo anno, ovvero il 2026. Questo è spiegato dal fatto che, come accennato, i valori di età pensionabile sono stabiliti in base ai dati statistici ufficialmente registrati, relativi agli incrementi della speranza di vita.

Non è finita qui…

Età pensionabile e pensione di vecchiaia sono due concetti che vanno di pari passo, secondo quanto riportato nei paragrafi precedenti. In altre parole, la pensione di vecchiaia è una forma di pensionamento che prende in considerazione come fattore principale l’età anagrafica dei lavoratori, oltre ai 20 anni di contributi che essi dovrebbero aver versato.

La pensione di vecchiaia, tuttavia, non è l’unica forma di pensionamento a cui i lavoratori possono accedere. Non va infatti dimenticata la pensione ordinaria anticipata che si basa per lo più sul numero di anni di contributi versati, a prescindere dall’età anagrafica di chi lavora. Il valore di età contributiva fissato?

Esso ammonterebbe a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne. A questi valori “standard”, si affiancherebbero dei valori “in deroga”, ovvero un numero di anni di contributi minore per i soggetti che hanno iniziato a lavorare in giovane età, pari a 41.

Un breve riepilogo

In conclusione, l’età pensionabile rappresenta la soglia, in termini di età anagrafica, raggiunta la quale è possibile accedere alla minima pensione di vecchiaia e cessare, di conseguenza, la propria attività lavorativa, nel rispetto, tuttavia, di un ulteriore requisito. Esso, in particolare, è rappresentato dal versamento di almeno 20 anni di contributi.

Attualmente, l’età pensionabile che è stata fissata per uomini e donne sembrerebbe essere pari a 67 anni d’età anagrafica. Questo valore sembrerebbe essere stato stabilito ben 5 anni fa, in base a dati statistici ufficiali in ambito di aspettativa di vita, e sembrerebbe rimanere valido fino alla fine del 2026.

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