Pomodoro: 3 tecniche di coltivazione che faranno la differenza

Salsa al pomodoro, caprese, pomodori ripieni, pizza Margherita… Sono solo alcuni dei piatti cardine della tradizione culinaria italiana che hanno come protagonista questo squisito ortaggio. Nonostante possa essere acquistato durante tutto l’arco dell’anno, il pomodoro vede la sua stagionalità nel periodo estivo, quando la pianta fruttifica in maniera più abbondante.

La presenza di pomodori sugli scaffali di supermercati e di negozi di frutta e di verdura anche nei mesi invernali è assicurata dalla coltivazione in serra, che consente di creare un microclima ideale per lo sviluppo e la fruttificazione della pianta, evitando di esporla alle rigide temperature invernali a cui non sopravviverebbe.

Il pomodoro, oltre alla coltivazione in serra, quindi, si può coltivare anche in campo. Sono molti, infatti, gli appassionati di orto che scelgono questa specie per inserirla tra le piante presenti nei loro appezzamenti di terreno, grandi o piccoli che siano. Nei prossimi paragrafi, scoprirai 3 tecniche importanti per poter coltivare al meglio il pomodoro.

La botanica della pianta del pomodoro

L’origine del pomodoro è lontana, sia dal punto di vista spaziale sia dal punto di vista temporale. La pianta è stata introdotta in Europa a partire dal 1492, anno in cui gli esploratori come Cristoforo Colombo approdarono sul continente americano per la prima volta. Quello che si trovarono davanti era una terra sconosciuta.

Una terra sconosciuta, fatta di popolazioni, animali e piante mai viste. Tra queste figurava il pomodoro. In botanica la pianta del pomodoro è chiamata Solanum lycopersicum e fa parte della famiglia delle Solanaceae. Il suo fusto è allungato e flessibile per cui spesso necessita di supporti per evitare che si ripieghi su sé stesso.

Le foglie sono di colore verde chiaro e sono ricoperte di una sottile peluria. Il giallo del petali dei piccoli fiori risalta sul verde delle foglie. Essi sono riuniti in infiorescenze a grappolo da cui, in maniera scalare, si formeranno i frutti che tutti conosciamo, dal colore rosso acceso a maturazione (ma non solo!).

Prima tecnica: l’irrigazione

Con il termine “tecniche di coltivazione” si intende l’insieme di operazioni colturali che sono effettuate per la cura delle piante con lo scopo di favorirne un pieno sviluppo e una ottima produttività. Tra queste, fondamentale per la fruttificazione del pomodoro è l’irrigazione. Perché è così importante? Perché il pomodoro ha bisogno di un terreno umido.

Il terreno umido, infatti, consente alla pianta di superare nel migliore dei modi la siccità estiva. Questo, tuttavia, non significa che sopporti i ristagni d’acqua. Al contrario, se sottoposta a frequenti ristagni la pianta di solito entra in sofferenza e risulta essere maggiormente suscettibile all’attacco da parte di parassiti come i funghi.

Una metodologia ormai sdoganata e particolarmente utile in questi casi è rappresentata dall’irrigazione goccia a goccia: la fornitura di acqua in piccole dosi alla base del fusto grazie a un sistema di tubature apposite che vengono installate lungo le file formate dalle piante di pomodoro, permette di garantire la giusta umidità senza creare ristagni.

Seconda tecnica: la concimazione

Dal momento che la pianta del pomodoro mal tollera i ristagni idrici, un ruolo importante è svolto anche dal terreno che dovrebbe essere ben drenante. In effetti, sono da evitare i terreni argillosi, in cui l’acqua viene trattenuta e può più facilmente andare incontro a ristagno. Inoltre, il suolo argilloso è spesso povero di materia organica.

Sì, quindi, a terreni ben drenati, ricchi di sostanze organiche e con un pH di circa 7 (intorno alla neutralità). Nel caso in cui il terreno di impianto risulti impoverito, potrebbe essere consigliabile effettuare una concimazione prima della messa a dimora delle piantine, impiegando concimi naturali come il letame o il compost.

Questa operazione dovrebbe essere effettuata circa due settimane prima dell’impianto o della semina, in modo tale che i nutrienti essenziali presenti all’interno dei concimi, possano essere rilasciati nel terreno ed essere assorbiti al meglio dalle piante o dai semi, per favorirne un sano e forte sviluppo e una buona produttività.

Terza tecnica: la potatura

Infine, ma non per importanza, la potatura potrebbe essere una tecnica utile per favorire la produzione di numerosi frutti da parte delle piante del pomodoro. I motivi alla base della sua utilità sono i seguenti: eliminazione di rami vecchi o malati, buona areazione della chioma, ingresso di luce all’interno della chioma.

In altre parole, la potatura, eliminando i rami che fanno soltanto consumare energia alla pianta, consente di incanalarla nella produzione dei frutti, limitando il dispendio energetico per altri processi metabolici come la crescita eccessiva dei rami. Inoltre, permette di dare una struttura alla pianta e di garantirne una buona aerazione e illuminazione.

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