La caffeina non può mancare nella dieta giornaliera ma anche nelle abitudini di milioni di persone al mondo, ed anche gli italiani si confermano da decenni, addirittura da intere generazioni come una popolazione che ha fatto della caffeina, in particolare quella contenuta nel caffè, che corrisponde anche in questo caso ad una vera e propria abitudine radicata.
L’orzo, o meglio il caffè d’orzo costituisce un surrogato ma non è un termine che deve essere consdierato in termini negativi in quanto in passato, anche non così “antico” ha evidenziato una valida alternativa ed ancora oggi viene selezionato come una vera e propria variante del caffè tradizionale, non risultando così diverso.
Ciò che manca nel caffè d’orzo è la caffeina, oltre ad alcune naturali differenze, per una bevanda che però può essere parzialmente sostituiva e quindi complementare sia al caffè che al tè, riscoperta anche da molte nuove generazioni. Ma come l’orzo può effettivamente sostituire il caffè, senza però perdere la tipica forma di boost energetico?
Cos’è il caffè d’orzo?
L’orzo è un cereale tra i più antichi della storia umana in quanto costituisce una delle primissime forme di esempi di prodotti coltivati in quantità ed in varie parti del mondo, con le prime evidenze di agricolture a base di orzo svariate migliaia di anni fa. L’orzo infatti viene utilizzato per prodotti alimentari ma anche per il foraggio per gli animali.
Per secoli è stato un elemento principe sulle tavole, nel corso dei secoli ha perso un po’ di spazio, con la diffusione di altri gruppi di cereali, resta però estremamente nutriente, molto ricco di ferro, dal buon contenuto proteico, ed altri minerali come potassio, magnesio e zinco tra gli altri. Ed è anche mediamente saziante, quindi può essere compatibile con molte diete.
Il caffè d’orzo viene così chiamato perchè attraverso un processo di tostatura dei chicchi, diverso ma comunque simile a quello del caffè può essere sottoposto a macinatura in vari grani e quindi sottoposto ad infusione, esattamente come il caffè ed il tè. Le differenze sono naturalmente percepibili nel gusto che appare diverso, ma anche in questo caso dipende da fattori come la tostatura.
Il surrogato diffuso
La storia del caffè d’orzo segue un percorso di crescita e decrescita iniziato nella prima metà del 20° secolo, in particolare perchè la pianta dell’orzo è molto più attivamente in grado di risultare fertile anche in climi temperati rispetto al caffè che invece sviluppa esclusivamente in ambiti più caldi ed umidi. Il caffè d’orzo si è diffuso in particolare durante i periodi di embargo commerciale.
Nazioni come l’Italia e la Germania hanno fatto ricorso a questo surrogato del caffè quando le esportazioni venivano fortemente limitate nei conflitti mondiali in particolare nella seconda guerra mondiale che ha ridotto le scorte di caffè, che per forza di cose anche nel nostro paese veniva e viene importato con regolarità, il caffè d’orzo ha avuto quindi una valenza autartica rilevante.
Con il secondo dopoguerra il caffè d’orzo ha visto comunque una buona produzione in termini quantitativi seppur in largo secondo piano rispetto al caffè, che mantiene un valore assoluto. Il caffè d’orzo però resta una delle prime alternative, specialmente per chi ha problemi di intolleranza nei confronti della caffeina, il principale alcaloide del caffè.
Bere il caffè d’orzo al posto del caffè
Naturalmente il rovescio della medaglia è costituito da una minore capacità “eccitante” del caffè che però non è annullata: sono presenti delle proprietà diuretiche e calmanti, ma utilizzando il caffè d’orzo in modo simile al caffè possiamo comunque avere un ottimo elemento per restare svegli, impiegandlo all’interno della moka tradizionale.
Con la moka infatti possiamo aspettarci una variante ristretta del caffè d’orzo che grazie agli effetti della tostatura, è anche consigliabile fare un moderato apporto di dolcificanti, in particolare lo zucchero di canna risulta essere compatibile con il caffè d’orzo, portandolo ad essere solo leggermente eccitante. Consumato in forma solubile invece garantisce proprietà rilassanti.
Il consumo del caffè e bevanda d’orzo ha visto un sensibile aumento negli ultimi 50 anni ed oggi anche grazie alla diffusione di varie macchinette e capsule monodose che ugualmente a quelle del caffè rappresentano una buona alternativa pratica a questa bevanda, che mantiene delle capacità digestive, quindi risulta essere adatto ad un consumo anche sostenibilmente diffuso.
La caffeina fa male?
La caffeina non è considerabile qualcosa di “negativo” se il nostro organismo è sufficientemente strutturato per acquisirne una buona quantità: si tratta di in alcaloide che impatta sia sul sistema nervoso ma anche sul tratto circolatorio oltre che su quello digestivo. La dose “sicura”, media al giorno ammonta a 400 mg di caffeina, pari a circa 3 tazze di espresso.
Caffè e caffè d’orzo hanno una ottima capacità antiossidante che può rendere queste bevande, complementari, in grado di apportare una buona difesa nei confronti dei problemi cardiaci, aiutandoci a ridurre anche progressivamente la presenza di colesterolo alto e glicemia, naturalmente non “da soli” ma in una dieta sufficientemente giornaliera equilibrata