L’olio è un elemento praticamente immancabile per ogni forma di alimentazione sia durante le preparazioni come la cottura degli alimenti ma anche utilizzato a mo’ di condimento, basta dare uno sguardo al supermercato nella sezione apposita per effettivamente ammirare l’enorme varietà di oli di cui disponiamo potenzialmente nella nostra dieta.
Diversi miti e nuove considerazioni in merito a questi elementi vanno spesso in contrapposizione, quindi può essere molto utile considerare tutte le qualità di questi prodotti che sono spesso legati ad usi analoghi ma non sono proprio la stessa cosa. Se in Italia viene identificato soprattutto l’olio d’oliva e quello extra vergine di oliva come particolarmente pregiato, esistono varie storie che parlano di varianti diverse ma addirittura migliori.
Nella perdita di peso l’olio svolge una potenziale funzione molto importante, e spesso appare naturale provare ad integrare una tipologia meno calorica e “pesante” per l’organismo. L’olio di semi può essere utilizzato per perdere peso? Analizziamo quali sono le varianti migliori per la salute e come utilizzarle a dovere, tra quelle più comuni.
L’importanza dell’olio
La specie umana fa ricorso all’olio da millenni, nelle più diverse forme ed estrazioni, da quelli animali fino a quelli minerali, in cucina è onnipresente l’enorme categoria di quelli vegetali che sono costituiti prevalentemente dall’estrazione da vari semi ma anche da frutti veri e propri come l’olio d’oliva, sicuramente uno dei più discussi ed amati.
Per la cottura ma anche per il condimento l’olio è essenziale anche per la salute, sono infatti elementi dalla grande forma di contenuto essendo prevalentemente costituiti da gliceridi, spiccano gli acidi grassi, minerali e vitamine. La costituzione però non indica tutto, per questo spesso viene considerato come meno grasso uno più sano ma non è semplicemente così.
E’ bene suddividere infatti l’uso che si fa dell’olio per ottenere qualcosa di davvero salutare, iniziando però a comprendere come scegliere gli oli più adatti per la cottura, ad esempio la frittura, e quello più diversamente indicato per essere consumato a crudo ad esempio. Come valutare il grado di contenuto di grassi di un olio in particolare?
Olio grasso?
Tutti gli oli costituiti da semi oppure quello d’oliva viene quindi costituito da una serie di grassi, spesso associati a categorie come saturi ed insaturi. Ma al tempo stesso anche quelli buoni, ovvero quelli insaturi possono essere costitutivi di altre tipologie quelli monosaturi e polisaturi. Un olio che contiene una buona percentuale di grassi monosaturi è più adatta alla cottura prolungata ad esempio.
Dal punto di vista dei nutrienti quello più completo è senza dubbio l’olio d’oliva, perchè presenta una buona concentrazione di grassi insaturi, quelli “buoni” ben equilibrati tra monosaturi e polisaturi, mentre i grassi saturi sono superano il 14 % della costituzione. Questo rende l’olio d’oliva eccellente come condimento ed anche ricco di elementi come acidi grassi positivi come gli Omega.
Per la frittura i più “leggeri” sono costituiti dall’olio di semi di girasole che presenta poco più del 10 % di grassi saturi seguono poi quello di arachide e di soia, a ruota libera tutti gli altri meno consigliabili. Evitare l’olio di semi vari che è estremamente carico di grassi diversificati. Tutti gli oli sono grassi e non esiste un olio leggero ma non significa che facciano ingrassare
L’impatto dell’olio
Un olio meno “pesante” nel sapore non significa che faccia dimagrire o che non faccia ingrassare: gli oli non vanno scartati a priori ma integrati nelle giuste quantità e nelle giuste misure. Se necessitiamo di una forma di condimento più leggero ma anche saziante possiamo fare ricorso all’olio di semi di lino, adatto ad essere impiegato a crudo come condimento (ma non nella cottura).
Può essere questo indifferentemente impiegato sia per i piatti salati ma anche in quelli dolci, ha una bassa concentrazione calorica e si presta molto bene ad essere impiegato anche in quantità importanti, perchè è ricco di grassi polisaturi, quelli menzionati presenti anche nel contesto degli Omega 3, elementi che impattano bene sulla salute del cervello e del sistema immunitario.
Quindi il tipo e la quantità di grassi non sono tutto: il più completo resta quello d’oliva ma tutti gli altri non sono da denigrare, e non esiste l’olio più “leggero”, facile da integrare anche a prodotti come legumi e cereali ma anche con la carne ed alimentri ricchi di carboidrati.
L’olio migliore per la frittura
Bisogna valutare il punto di fumo ovvero una sorta di limite di temperatura che evidenzia fino a quando la struttura dei grassi dell’olio resiste e non genera fumo, oltre si rischia una condizione di cattiva frittura con potenziali risultati che fanno male al nostro organismo. Questo è dato anche dalla presenza dei già menzionati acidi grassi polisaturi che sono quelli più resistenti.
Da questo punto di vista vince ancora l’olio di oliva che ha un punto di fumo più alto, però anche gli altri di semi menzionati sono adatti, appena più sotto come punto di fumo e per questo da impiegare per le fritture.
Non è mai una buona idea evitare di fare ricorso all’olio, l’importante è scegliere quello giusto e valutare le giuste quantità e soprttutto, il contesto di uso davvero più adatto alla nostra salute.